lunedì 15 ottobre 2007

Blogger Action Day - Ambiente

Il mio contributo in merito ai problemi dell'ambiente va un po' controcorrente, almeno in parte. Voglio infatti mettere in evidenza il fatto che l'effetto serra, di cui tanto si parla, non deve essere troppo demonizzato, come ultimamente si sta facendo.
In primo luogo perchè è grazie all'effetto serra che nel mondo ci sono le condizioni climatiche che hanno caratterizzato e che caratterizzano vita sul nostro pianeta. Infatti è stato calcolato che senza l'effetto serra la temperatura media della superficie terrestre sarebbe di ben 35° inferiore; questo significa -18° (vedi Wikipedia) o - 21° secondo un'altra fonte. In secondo luogo bisogna considerare che l'aumento medio della temperatura terrestre (circa mezzo grado negli ultimi 100 anni), non è adeterminato solo dall'aumento dell'effetto serra; ricordo in merito un'intervista ad Antonino Zichichi che metteva in evidenza altri fenomeni che possono aver contribuito all'innalzamento della temperatura terrestre, come l'aumento dell'attività solare che gli astrofisici hanno registrato in questo periodo. Zichici ricordava infatti che le varie glaciazioni che hanno caratterizzato la storia della terra erano dovute essenzialmente ai periodi di diminuzione e successivo aumento dell'attività solare; e in questo momento il sole è in una fase di aumento dell'attività.
Con quanto sopra non voglio dire che le emissioni di anidride carbonica devono essere trascurate. Voglio dire che tali emissioni devono essere analizzate anche e soprattuto in chiave di consumo delle risorse energetiche che la terra ha accumulato in milioni di anni. E da questo punto di vista l'Italia è l'unico fra i paesi industrializzati (e non solo) che produce tutta l'energia di cui ha bisogno con tali risorse: petrolio e gas naturale. L'Italia è l'unico paese che non produce un solo Kilowatt di energia utilizzando l'unica fonte energetica alternativa che permette di ottenere un bilancio energetico positivo e di gran lunga: l'energia nucleare.

mercoledì 22 agosto 2007

Diagnosi e Terapie dei problemi alla Spalla

Le possibili cause dei dolori e delle limitazioni funzionali della spalla possono essere numerose, identificate con temini tecnici medici specifici diversi, che può essere utile conoscere. Riporto qui alcuni dei più frequentemente diagnosticati:
- Borsite e tendinite del tendine sovraspinato
- Borsite e tendinite del de capo lungo del bicipite
- tendinite della cuffia dei rotatori
- lesione o rottura della cuffia dei rotatori (tendine sovraspinoso, sottospinoso, sottoscapolare, capo lungo bicipite)
- sindrome da conflitto sotto acromiale
- patologia dell'articolazione acromio clavicolare
- spalla congelata o algodistrofia o capsulite adesiva
- conflitto posteriore (con lesione della faccia profonda del tendine sovraspinoso)
- calcificazioni

A seconda della causa del disturbo i trattamenti medico chirurgici sono diversi:
- tendinite della cuffia dei rotatori può essere trattata incruentemente o attraverso una decompressione sottoacromiale in artroscopia
- Una rottura della cuffia dei rotatori può essere suturata in artroscopia
- Dolori determinati da una patologia dell'articolazione acromio-clavicolare, possono essere risolti dalla resezione acromion clavicolare in artroscopia.

Si tratta comunque sempre di interventi chirurgici seguiti da un periodo di immobilizzazione della spalla seguito da una lungo periodo di esercizi di riabilitazione. Forse vale la pena provare prima a fare gli esercizi, come ho fatto io. L'intervento potrebbe rivelarsi non necessario.

martedì 21 agosto 2007

Come ho risolto i problemi alla spalla

Un’altra significativa esperienza personale che ritengo utile mettere a disposizione degli utenti della rete con questo mio Blog è quella con cui ho risolto un problema alla spalla che stava diventando sempre più invalidante.
Come per il problema del mal di schiena, descritto negli altri Post di questo Blog, si tratta di un problema che ho completamente risolto in casa, con pochi appropriati esercizi quotidiani, evitando un intervento chirurgico per il quale ero già stato messo in nota dall’ortopedico che aveva diagnosticato il disturbo ed il relativo intervento terapeutico.
E’ chiaro che quello che ha funzionato nel mio caso potrebbe non dare gli stessi risultati in altre situazioni, in considerazione del fatto che le cause della sintomatologia del dolore alla spalla (o per dirla con il termine medico “periartrite scapolo omerale”) possono essere molto diverse.
E’ però un tentativo terapeutico che chiunque soffre di tale disturbo dovrebbe provare prima di sottoporsi ad eventuali interventi chirurgici, sempre comunque traumatici, per almeno due buoni motivi:



  • si tratta di dedicare pochi minuti al giorno ad una serie di esercizi che possono essere fatti in casa con attrezzature di costo limitato e che si possono trovare in qualsiasi negozio di articoli sportivi;

  • la causa del disturbo può essere di non facile identificazione con i mezzi diagnostici normalmente utilizzati (radiografia o risonanza magnetica), e come conseguenza, anche il corrispondente intervento terapeutico. (Diagnosi ed interventi terapeutici dei problemi alla spalla)

In altre parole, vale la pena provare, per almeno qualche settimana.

I sintomi e la terapia della mia periatrite
Il disturbo si è manifestato lentamente e gradualmente. All’inizio non ci facevo neppure tanto caso perché il dolore alla spalla si presentava solo se e quando facevo certi movimenti con il braccio; in particolare quando portavo la mano dietro la schiena per prendere o mettere il portafoglio nella tasca posteriore dei calzoni. Piano piano però la capacità di movimento del braccio senza sentire dolore diminuiva, come diminuiva contestualmente la forza del braccio nel sollevare pesi anche modesti, senza sentire dolore. Per evitare i movimenti del braccio e le sollecitazioni alla spalla che provocavano fitte dolorose avevo spostato fazzoletto e portafoglio dalla tasca destra alla tasca sinistra dei calzoni. Col braccio destro non riuscivo neppure a tirare e posizionare la cintura di sicurezza della macchina, che mettevo a posto usando il braccio sinistro. Dopo i primi sintomi dolorosi significativi ho ovviamente fatto le visite ed i controlli diagnostici di rito. Ho iniziato con la classica visita dal medico di famiglia e con la successiva radiografia, che, come spesso accade in questi casi, non hanno rivelato anomalie evidenti. La terapia con farmaci antidolorifici, anche specifici per i disturbi alla spalla, non ha dato risultati apprezzabili; e la cosa è molto logica in quanto è arcinoto che i farmaci antidolorifici agiscono sul sintomo e non sulla causa. Sono passato quindi dallo specialista, cioè dall’ortopedico, che mi ha fato fare la risonanza magnetica; nel frattempo il dolore alla spalla e la limitazione funzionale del braccio destro aumentavano lentamente ma inesorabilmente. Sulla base dell’esito della risonanza magnetica l’ortopedico ha fatto una sua diagnosi, che non ricordo, della causa del disturbo; ma soprattutto la sua proposta terapeutica: un intervento in artroscopia alla spalla, seguito da un periodo iniziale di immobilizzazione del braccio e successivamente da fisioterapie di riabilitazione. A nessuno piace andare sotto i ferri del chirurgo; ma tant’è, la situazione della mia spalla era peggiorata al punto che mi stavo rassegnando all’idea dell’intervento. Ho portato i documenti relativi alla diagnosi ed alla proposta di intervento al mio medico di famiglia, che da persona di buon senso mi ha consigliato, prima di decidermi per l’eventuale intervento, di “sentire un’altra campana”. E così ho fatto. Con l’esito della risonanza magnetica sono andato da un ortopedico specialista della spalla, secondo il quale le anomalie evidenziate dalla risonanza magnetica non erano tali da richiedere un intervento chirurgico in tempi brevi; mi ha inoltre suggerito di provare a fare alcuni degli esercizi che vengono di norma prescritti per la fase di riabilitazione dopo un intervento. E per gli esercizi da fare mi ha fornito due fotocopie con alcuni disegni, corredati da brevi descrizioni.
A questo punto, come avevo già fatto per risolvere i problemi del mal di schiena, ho cercato di interpretare l’efficacia terapeutica degli esercizi sinteticamente descritti, combinando le conoscenza della meccanica derivate dalla mia laurea in Ingegneria con quel minimo di nozioni di medicina che potevo acquisire consultando enciclopedie mediche e articoli su Internet. E sulla base di tale analisi ho impostato ed applicato un programma di esercizi che, in alcune settimane, mi hanno permesso di ridurre prima, e quindi di eliminare, i disturbi ed i dolori alla spalla, recuperando completamente la mobilità e la forza del braccio destro.
Nei prossimi Post del Blog andrò a descrivere, a beneficio di chi arriverà a leggere e vorrà sperimentarli, gli esercizi che ho fatto e che propongo, nonché le interpretazioni bio-meccaniche che mi hanno portato a definire tale programma di esercizi, che possono essere suddivisi in due categorie fondamentali:
- Esercizi con le molle
- Esercizi con i pesi

“Le articolazioni e il ruolo del lubrificante” è il titolo del Blog nel quale ho descritto la mia interpretazione bio-meccanica del funzionamento delle articolazioni del nostro corpo.

Il corpo umano: una macchina meravigliosa

Il nostro corpo è una meravigliosa macchina che, nel processo evolutivo dell’uomo, si è sviluppata per la vita in posizione eretta. Componenti ossee, muscoli, tendini e stimolazioni nervose compongono nel loro insieme una perfetta struttura sottoposta alle leggi della meccanica, in cui ogni azione di movimento genera sempre una reazione di bilanciamento del corpo.

La forza di gravità ci spinge verso il basso; però non cadiamo. Stiamo in piedi senza avvertire nessuno sforzo. Però, per stare in piedi, una grande quantità di muscoli lavorano; dai piedi, alle gambe, al busto, al collo, alla testa. Come mai la testa rimane senza sforzo in posizione eretta nonostante sia incernierata sulle vertebre cervicali che sono fortemente disassate rispetto alla posizione della testa? Come mai la nostra mascella non cade lasciandoci a bocca aperta.
Quando stiamo in piedi in posizione eretta non avvertiamo la sensazione che ci siano delle masse muscolari al lavoro per assicurarci il mantenimento della posizione eretta. Però senza questa tensione muscolare non staremmo in piedi. Quando una persona ha uno svenimento, cade in terra come un sacco vuoto perché vengono a mancare queste tensioni, che sono determinate da stimoli provenienti dalla parte sottocorticale (involontaria) del nostro cervello.
Ogni nostro movimento, dalla testa, alle braccia e alle gambe, altera la posizione del baricentro del nostro corpo, mettendo in movimento in modo automatico e involontario i muscoli necessari per riequilibrare la distribuzione strutturale dei componenti del nostro corpo alla nuova posizione baricentrica, al fine di mantenere la posizione da noi richiesta per contrastare la spinta della gravità che ci farebbe cadere. Questo si verifica anche quando siamo sottoposti a delle sollecitazioni che determinano uno spostamento laterale del baricentro; quando solleviamo e portiamo una valigia tutto il nostro sistema neuromuscolare si attiva per mantenerci in piedi e permetterci di camminare in una condizione in cui il baricentro è fortemente spostato dal peso della valigia; in particolare, la tensione sui muscoli della colonna si ridistribuisce in modo da consentire il mantenimento della posizione eretta nonostante lo sbilanciamento determinato da peso della valigia. Tutto questo ha però un costo che, alla lunga, potrebbe provocare spiacevoli conseguenze, in quanto tutta la struttura neromuscolare della colonna, e non solo, viene sottoposta a tensioni anomale e innaturali.
Non è un caso se, rifacendomi ad esperienze di vita personali, le ricadute del mio mal di schiena sono state quasi tutte dopo viaggi in cui ho dovuto portare delle valigie.
Questo non è che un piccolo esempio delle situazioni che ci portano a sottoporre questa meravigliosa macchina a condizioni di funzionamento “innaturali”.
Lo sviluppo delle civiltà occidentali e la ricerca continua delle “comodità” ci ha portato ad assumere per lunghi periodi della giornata delle posizioni “innaturali” se considerate in relazione all’ambiente in cui si è sviluppata la nostra struttura corporea, nel processo di evoluzione della specie umana,. L’attuale “stile di vita” delle persone nel mondo occidentale comporta, per la maggior parte di esse, di stare per la stragrande maggioranza delle ore della giornata, in posizione seduta: su una sedia, in macchina, nei banchi di scuola, a tavola, in ufficio, in poltrona ecc. La conseguenza di questi comportamenti è che la naturale flessibilità delle nostre articolazioni si riduce progressivamente, provocando un aumento delle sollecitazioni a cui i vari organi sono sottoposti quanto si fanno dei movimenti che si allontanano, anche se di poco, dalle posizioni che teniamo nelle situazioni abitudinarie.
Le abitudini di vita di oggi portano determinano una costante diminuzione del tempo in cui il corpo viene mantenuto in posizione eretta; come conseguenza, tendono a diminuire gli stimoli involontari trasmessi alla muscolatura dorsale per il mantenimento della posizione eretta, e che rappresentano l'unico possibile tipo di "allenamento" per il mantenimento del tono muscolare di tali muscoli. Pertanto, lentamente e progressivamente diminuisce la potenza di azione e reazione dei muscoli che agiscono sulle spine vertebrali; la ridotta capacità di azione dei muscoli dorsali può permettere alle vertebre quei movimenti anomali che vanno a creare delle pressioni sulle radici nervose che escono dalla colonna vertebrale, e che sono spesso la causa del “colpo della strega”
Se muscoli e articolazioni non hanno l’elasticità necessaria per permettere al corpo di riposizionarsi senza provocare tensioni parassite, alla lunga si verificano sollecitazioni anomale su alcune delle parti interessate; e quindi, infiammazioni e dolori.

lunedì 20 agosto 2007

Per controllare i conti di casa




Il controllo delle spese domestiche diventa sempre più difficile. Da un lato, per molte famiglie, le entrate si presentano sempre meno sicure a causa della crescente precarietà dei posti di lavoro; dall’altro lato, le spese sono sempre più numerose, crescenti, diversificate e gestite con strumenti di pagamento diversi (carte di credito varie, assegni su conti correnti diversi, bancomat, ecc). Inoltre, diventano sempre più numerose e critiche le spese incomprimibili, quali mutui, finanziamenti vari, assicurazioni, affitti, energia ecc. In queste condizioni diventa sempre più difficile controllare il corretto bilanciamento delle entrate e delle spese; e questo non tanto e non solo come registrazione a consuntivo, ma soprattutto come previsione, al fine di evitare che un eventuale sbilanciamento fra le entrate e le spese possa arrivare alla situazione di rottura. La recente crisi dei mutui americani determinata dalla crescita esponenziale delle insolvenze ne è una chiara ed evidente dimostrazione.
Come le aziende, oggi anche le famiglie si devono attrezzare con strumenti che aiutino a programmare ed a registrare le entrate e le spese al fine di assicurare il corretto bilanciamento delle entrate e delle spese nel medio-lungo periodo.
Ma in famiglia non sempre è disponibile un ragioniere o una persona con le competenze contabili necessarie per gestire un bilancio. Inoltre, il bilancio familiare non deve essere gestito secondo il concetto di “redditività” che caratterizza la contabilità e i bilanci delle aziende, e quindi anche i programmi di computer che supportano informaticamente la gestione di tali bilanci.
Per aiutare a programmare ed a gestire correttamente le entrate e le spese personali e di casa è stato sviluppato il programma di Amministrazione Domestica, concepito nel rispetto di due criteri fondamentali:



  • facilità di utilizzo da parte di persone senza particolari competenze di natura amministrativa e contabile;

  • controllo dei flussi di cassa in entrata e in uscita, sia a livello previsionale che a livello consuntivo.

Per verificare la rispondenza ai citati obiettivi di controllo dei conti di casa del programma di Amministrazione Domestica, il programma viene messo a disposizione a titolo gratuito per 12 mesi; dopo tale periodo si potrà decidere se procedere o meno all’acquisto della licenza d’uso del programma.

mercoledì 8 agosto 2007

Perché questo Blog

Ho aperto questo Blog per condividere con il grande pubblico della rete alcune delle mie esperienze, sia di tipo professionale, che di carattere generale ed hobbistico, da me accumulate in 70 anni di vita ed attività di lavoro.

La prima esperienza di cui tratto riguarda un problema che interessa milioni di persone in Italia e nel Mondo: il mal di schiena, ovvero, per il dirla con i termini che usano normalmente i medici, la lombosciatalgia. Un problema particolarmente serio, che sono riuscito a risolvere completamente con alcuni esercizi fatti in casa, e con alcuni comportamenti quotidiani.

Un altro tema su cui ho sviluppato alcuni Post è un tema di natura specificatamente professionale, su cui posso dire di poter contare su esperienze specifiche e assolutamente originali, il Project Management, su cui propongo su questo Blog un mio personale Decalogo di Project Management

lunedì 6 agosto 2007

Il Decalogo del Project Management

Il Decalogo del Project Management
Con questo nuovo Post intendo passare dal tema con cui ho aperto questo Blog, e cioè la mia esperienza con cui ho risolto i problemi della lombosciatalgia, ad un tema di carattere specificatemente professionale, e cioè il Project Management. E' un tema su cui ho avuto l'opportunità di maturare oltre trenta anni di esperienza, presso numerose aziende medio-grandi pubbliche e private, soprattutto in progetti riguardanti utilizzo di tecnologie avanzate. Su questo tema è stato scritto e pubblicato molto, però la stragrande maggiornanza e delle proposte e delle pubblicazioni vengono da esperienze condotte in contesti Anglo Americani. Su questo tema penso di poter fornire dei contributi originali, in quanto basati su esperienze concrete fatte in Italia. Nel project management, le cose che devono essere fatte, tutte e bene, possono a mio avviso essere riassunte in dieci punti, che ho pensato di chiamare, con un termine che possa essere facilmente ricordato, il decalogo del project management. Un elenco in dieci punti che, sulla base della nostra ultra trentennale esperienza nell’area del project management, riassume in modo sintetico le attività principali a cui ogni responsabile di progetto deve pensare ogni mattina, quando inizia la sua giornata di lavoro.
1. Definire e controllare gli obiettivi del progetto.
2. Definire il risultato ed il prodotto finale atteso
3. Sviluppare il “Business Case” del progetto
4. Definire la PBS e la WBS
5. Formalizzare la decisione di procedere
6. Definire l’organizzazione del progetto
7. Definire il piano operativo del progetto,
8. Assegnare le risorse ad ogni attività
9. Rilevare l'avanzamento e i consuntivi
10. Analizzare gli scostamenti e ripianificare