martedì 21 agosto 2007
Il corpo umano: una macchina meravigliosa
La forza di gravità ci spinge verso il basso; però non cadiamo. Stiamo in piedi senza avvertire nessuno sforzo. Però, per stare in piedi, una grande quantità di muscoli lavorano; dai piedi, alle gambe, al busto, al collo, alla testa. Come mai la testa rimane senza sforzo in posizione eretta nonostante sia incernierata sulle vertebre cervicali che sono fortemente disassate rispetto alla posizione della testa? Come mai la nostra mascella non cade lasciandoci a bocca aperta.
Quando stiamo in piedi in posizione eretta non avvertiamo la sensazione che ci siano delle masse muscolari al lavoro per assicurarci il mantenimento della posizione eretta. Però senza questa tensione muscolare non staremmo in piedi. Quando una persona ha uno svenimento, cade in terra come un sacco vuoto perché vengono a mancare queste tensioni, che sono determinate da stimoli provenienti dalla parte sottocorticale (involontaria) del nostro cervello.
Ogni nostro movimento, dalla testa, alle braccia e alle gambe, altera la posizione del baricentro del nostro corpo, mettendo in movimento in modo automatico e involontario i muscoli necessari per riequilibrare la distribuzione strutturale dei componenti del nostro corpo alla nuova posizione baricentrica, al fine di mantenere la posizione da noi richiesta per contrastare la spinta della gravità che ci farebbe cadere. Questo si verifica anche quando siamo sottoposti a delle sollecitazioni che determinano uno spostamento laterale del baricentro; quando solleviamo e portiamo una valigia tutto il nostro sistema neuromuscolare si attiva per mantenerci in piedi e permetterci di camminare in una condizione in cui il baricentro è fortemente spostato dal peso della valigia; in particolare, la tensione sui muscoli della colonna si ridistribuisce in modo da consentire il mantenimento della posizione eretta nonostante lo sbilanciamento determinato da peso della valigia. Tutto questo ha però un costo che, alla lunga, potrebbe provocare spiacevoli conseguenze, in quanto tutta la struttura neromuscolare della colonna, e non solo, viene sottoposta a tensioni anomale e innaturali.
Non è un caso se, rifacendomi ad esperienze di vita personali, le ricadute del mio mal di schiena sono state quasi tutte dopo viaggi in cui ho dovuto portare delle valigie.
Questo non è che un piccolo esempio delle situazioni che ci portano a sottoporre questa meravigliosa macchina a condizioni di funzionamento “innaturali”.
Lo sviluppo delle civiltà occidentali e la ricerca continua delle “comodità” ci ha portato ad assumere per lunghi periodi della giornata delle posizioni “innaturali” se considerate in relazione all’ambiente in cui si è sviluppata la nostra struttura corporea, nel processo di evoluzione della specie umana,. L’attuale “stile di vita” delle persone nel mondo occidentale comporta, per la maggior parte di esse, di stare per la stragrande maggioranza delle ore della giornata, in posizione seduta: su una sedia, in macchina, nei banchi di scuola, a tavola, in ufficio, in poltrona ecc. La conseguenza di questi comportamenti è che la naturale flessibilità delle nostre articolazioni si riduce progressivamente, provocando un aumento delle sollecitazioni a cui i vari organi sono sottoposti quanto si fanno dei movimenti che si allontanano, anche se di poco, dalle posizioni che teniamo nelle situazioni abitudinarie.
Le abitudini di vita di oggi portano determinano una costante diminuzione del tempo in cui il corpo viene mantenuto in posizione eretta; come conseguenza, tendono a diminuire gli stimoli involontari trasmessi alla muscolatura dorsale per il mantenimento della posizione eretta, e che rappresentano l'unico possibile tipo di "allenamento" per il mantenimento del tono muscolare di tali muscoli. Pertanto, lentamente e progressivamente diminuisce la potenza di azione e reazione dei muscoli che agiscono sulle spine vertebrali; la ridotta capacità di azione dei muscoli dorsali può permettere alle vertebre quei movimenti anomali che vanno a creare delle pressioni sulle radici nervose che escono dalla colonna vertebrale, e che sono spesso la causa del “colpo della strega”
Se muscoli e articolazioni non hanno l’elasticità necessaria per permettere al corpo di riposizionarsi senza provocare tensioni parassite, alla lunga si verificano sollecitazioni anomale su alcune delle parti interessate; e quindi, infiammazioni e dolori.
venerdì 3 agosto 2007
Posture e comportamenti quotidiani
La posizione della schiena.
Oggi la maggior parte delle persone passano molte ore della propria giornata seduti: alla scrivania, al computer, in macchina, a tavola o in poltrona. Seduti ed appoggiati allo schienale. In questa posizione i muscoli dorsali non fanno alcun lavoro, o fanno un lavoro innaturale. E’ buona norma cercare di passare un poco del tempo che stiamo seduti senza appoggio sullo schienale della sedia o della poltrona, possibilmente con la schiena diritta. Ma soprattutto non appoggiati, in modo da mantenere in esercizio i muscoli che sostengono la colonna. E visto quante ore passiamo seduti, molte ore possono essere dedicate a questo “allenamento” che non toglie spazio ad altre attività.
Seduti per terra.
Cerchiamo di stare seduti per terra, su un tappeto e su un cuscino tutte le volte che c’è la possibilità di farlo; alla televisione, mentre leggiamo un libro e giochiamo con i figli o i nipoti. Va bene qualsiasi posizione: con gambe incrociate o distese; con la schiena diritta o appoggiata; ma seduti per terra. Ogni volta che ci sediamo per terra diamo un piccolo ma continuo contributo al miglioramento o al mantenimento della flessibilità delle articolazioni anche-bacino, ginocchia e caviglie.
A piedi nudi.
Camminate a piedi nudi tutte le volte che potete; tutto l’equilibrio del corpo dipende dalla correttezza dell’appoggio sul piede che, non a caso ovviamente, comprende ben 27 ossa più o meno articolate. Le scarpe che portiamo oggigiorno dalla mattina alla sera tendono a far diventare il piede un monoblocco senza l’elasticità necessaria per assicurare il corretto equilibrio di tutto il corpo nella varie situazioni e condizioni in cui ci troviamo nel corso della nostra giornata e della nostra attività. Due anni fa ho fatto una vacanza in Croazia con mia figlia e mia nipote di due anni, su una spiaggia di sassi; ebbene, mia nipote, nonostante i suoi piedini dalla pelle delicata, riusciva a camminare ed anche a correre a piedi nudi su quei sassi, mentre io non riuscivo a muovermi senza ciabatte. Camminare a piedi nudi ogni volta che è possibile aiuta a restituire al piede un po’ dell’elasticità perduta, con beneficio per il resto del corpo.
Camminare.
Camminate ogni volta che potete; camminare è l’attività più naturale per l’uomo (e per la donna) da quando, un milione di anni fa, ha conquistato la posizione eretta. Camminate, se potere, tutti i giorni, almeno mezz’ora. E se i vostri impegni di lavoro non ve lo consentono, ritagliatevi uno spazio nel fine settimana. Camminare è stata la prima terapia efficace con cui ho superato le crisi di lombosciatalgia a cui ero soggetto dopo l’operazione di ernia al disco. E da quando ne ho percepito i benefici, ho continuato per trenta anni a svolgere attività podistica con regolarità, almeno una volta alla settimana, per tutto l’anno, da Gennaio e Dicembre, con il gelo e con la neve e sotto il solleone di Agosto. Quando parlo con amici e conoscenti dell’attività podistica che svolgo, mi sento spesso dire: “Non ho tempo”. E’ un alibi ed una scusa con se stessi; è solo una questione di priorità delle cose che si vogliono o si possono fare nei tanti momenti in cui non si è presi da impegni di lavoro.
Esercizi di riattivazione neuromuscolare
La forza di gravità ci spinge verso il basso; però non cadiamo. Stiamo in piedi senza avvertire nessuno sforzo. Però, per stare in piedi, una grande quantità di muscoli lavorano; dai piedi, alle gambe, al busto, al collo, alla testa. Come mai la testa rimane senza sforzo in posizione eretta nonostante sia incernierata sulle vertebre cervicali che sono fortemente disassate rispetto alla posizione della testa? Come mai la nostra mascella non cade lasciandoci a bocca aperta.
Ogni nostro movimento, dalla testa, alle braccia e alle gambe, altera la posizione del baricentro del nostro corpo, mettendo in movimento in modo automatico e involontario i muscoli necessari per riequilibrare la distribuzione strutturale dei componenti del nostro corpo alla nuovo posizione baricentrica, al fine di mantenere la posizione da noi richiesta per contrastare la spinta della gravità che ci farebbe cadere.
Se muscoli e articolazioni non hanno l’elasticità necessaria per permettere al corpo di riposizionarsi senza provocare tensioni parassite, alla lunga si verificano sollecitazioni anomale su alcune delle parti interessate; e quindi, infiammazioni e dolori.
Sono diverse le posizioni Yoga o di Stretching che aiutano a riattivare i meccanismi neuromuscolari. Io mi sono concentrato e propongo una solo posizione, che chiamo la posizione della Gru
La Gru
La posizione della gru consiste essenzialmente nello stare in piedi su una gamba sola, come fanno talvolta le gru quando riposano. Ovviamente è necessario alternare la posizione prima su una gamba e poi sull’altra, facendo attenzione a mantenere la posizione su ciascuna gamba per lo stesso tempo. La posizione corretta “da manuale” della gru si esegue portando un piede contro la coscia il più possibile vicino all’inguine, e tenendo le braccia alzate. In realtà, soprattutto all’inizio e per molti mesi, per mantenere la posizione su un piede solo sarà necessario aiutarsi appoggiando una mano sul muro, su una sedia o su un tavolo. La continua ripetizione dell’esercizio della Gru determina alla lunga un miglioramento dell’equilibrio, e quindi della capacità di rimanere su una gamba sola senza appoggi. Questo esercizio è molto importante perché migliora, ed in qualche caso riattiva, gli stimoli nervosi sui muscoli che tengono la colonna vertebrale in posizione corretta quando siamo in piedi, sia farmi che in movimento. E’ importante soprattutto per chi soffre di disturbi alla schiena, che spesso sono monolaterali; quindi, involontariamente, assumiamo delle posizioni che ci fanno sentire meno dolore; ma posizioni scorrette verso un lato, e che diventano abituali in quanto gli stimoli nervosi involontari tendono a riequilibrare il controllo muscolare sulla nuova posizione scorretta.
L’esercizio della Gru ripetuto su entrambe le gambe permette di ridistribuire in modo bilanciato su entrambi i lati del corpo, ed in particolare su tutti i muscoli della colonna vertebrale, gli stimoli nervosi con controllano la posizione eretta dei vari componenti della nostra struttura corporea.
giovedì 2 agosto 2007
Gli esercizi di movimento
Quando ho iniziato ho provato diversi esercizi suggeriti dalla documentazione sul metodo da me studiata. Alla fine mi sono soffermato essenzialmente su due esercizi di movimento che eseguo con regolarità: Il pendolo con le ginocchia e il bilanciere sulla schiena.
Il Pendolo
Questo esercizio di movimento si esegue supini, con le braccia allargate e distese e le mani appoggiate a terra in modo da tenere ben ferme le spalle; piedi appoggiati a terra con le ginocchia leggermente piegate; si fanno oscillare le gambe a destra ed a sinistra, spingendo il movimento fino a toccare terra con la gamba. Il movimento del bacino indotto dall’oscillazione delle gambe determina il leggero effetto di rotazione sulle vertebre, contribuendo a restituire flessibilità alla colonna vertebrale. Io considero questo movimento un vero e proprio toccasana per la colonna vertebrale.
Il bilanciere
Da seduto, con le gambe allungate in avanti, ci si lascia cadere indietro rotolando sulla schiena e alzando contemporaneamente le gambe fino a circa 45° tenendo le ginocchia leggermente piegate; il peso stesso delle gambe alzate aiuterà ad alzare di nuovo il busto ruotando sulla schiena in avanti, ritornando così in posizione di partenza. Proseguire così il movimento oscillatorio in avanti e indietro facendo perno sulla colonna vertebrale. Questo esercizio è un vero proprio massaggio ai muscoli della schiena ed a tutta la colonna vertebrale; ma un massaggio del tutto naturale determinato dal movimento oscillatorio in avanti e indietro sulla schiena. E’ inoltre un esercizio che tonifica e sviluppa la muscolatura addominale, grazie alla sollecitazione degli addominali necessaria per sollevare il busto durante l’oscillazione in avanti.
Gli esercizi di Stetching
Inchino
Dalla posizione “In ginocchio”, con le ginocchia leggermente divaricate, piegare il busto in avanti con le braccia distese, fino a toccare terra con la testa e con le mani. Questa posizione accentua l’effetto di stiramento sulle ginocchia, ma soprattutto è una delle posizioni che contribuisce a migliorare la flessibilità delle anche; esercita inoltre una azione di stiramento sulla colonna vertebrale senza determinare pericolose sollecitazioni anomale, soprattutto in situazioni di crisi più o meno acuta di mal di schiena.
Triangolo
Il nome deriva dalla posizione delle gambe a terra, disposte a formare una triangolo. Di solito si arriva in questa posizione partendo dalla posizione in ginocchio, e, spostando il busto a destra o a sinistra, ci si siede per terra mantenendo entrambe le gambe piegate verso sinistra o verso destra. Nella posizione verso destra, il piede sinistro deve essere portato vicino alla coscia destra, mentre il piede destro viene portato vicino al gluteo destro, prendendo la caviglia con la mano destra. Per mantenere la posizione, di norma è necessario aiutarsi appoggiando la mano per terra, a sinistra se le gambe sono piegate verso destra, ed a destra se le gambe sono piegate verso sinistra. La posizione va ripetuta sia con gambe a destra che con gambe a sinistra. Questa posizione ha un forte effetto di stiramento sulle anche, e pertanto è una posizione che ha una notevole efficacia per migliorare la flessibilità della zona anche-bacino. Ha inoltre un effetto di stiramento laterale sulle ginocchia. In questo esercizio di norma un adulto riesce ad appoggiare a terra un solo gluteo, a causa della insufficiente flessibilità delle anche e delle ginocchia. Ripetendo a lungo questo esercizio, la distanza da terra dell’altro gluteo tenderà a diminuire, fino ad arrivare a tenere a terra entrambi i glutei. Quando dico a lungo non intendo giorni, ma settimane e mesi.
Posizione Perfetta
È la classica posizione Yoga seduti a terra con gambe incrociate e i piedi il più possibile vicino alle cosce. La traduzione del nome originale indiano della posizione è estremamente significativa dell’utilità e dell’efficacia di questa posizione come aiuto al recupero e al mantenimento della flessibilità delle articolazioni delle ginocchia, delle caviglie e delle anche. E’ una posizione che può essere eseguita anche senza avere ancora la grande flessibilità articolare richiesta dalla “Posizione Perfetta” come viene richiesta dai maestri di Yoga o descritta nei manuali, e che, probabilmente, solo i maestri di Yoga riescono ad eseguire correttamente. Non è tanto importante quanto si riesca ad avvicinare i piedi alla cosce, e quando si riesca ad ottenere la “posizione perfetta”. In base alla mia personale esperienza, qualunque sia il grado di correttezza delle posizione, l’esercizio è comunque utile per contribuire a migliorare la flessibilità articolare delle anche e delle ginocchia. Per il mantenimento della posizione può essere di aiuto afferrare le caviglie con le mani, cercando di portare i piedi il più possibile sotto la coscia; però senza mai forzare la posizione al punto sentire dolore.
Pinza light
Dalla posizione seduto, con le gambe distese in avanti piegare il busto in avanti fino ad afferrare con le mani le dita dei piedi e a toccare con la testa le ginocchia. Nello Yoga questa posizione viene tradotta con il termine “Pinza”. Io chiamo la posizione che utilizzo nel mio programma “Pinza Light” cioè leggera, perché non arriverò mai ad afferrare le dita dei piedi, ne tantomeno riuscirò a toccare le ginocchia con la testa. Al massimo arrivo ad afferrare le caviglie. Ma anche se si arriva solo alle caviglie, o anche più in su della caviglia, questa posizione è molto utile perché, anche se esguita in modo “light”, esercita una efficace azione di stiramento sulla colonna e su tutta la parte posteriore della gamba. Una variante della Pinza Light, ancora più leggera, consiste nel piegare il busto in avanti afferrando le caviglie con le gambe divaricate. In questo modo si esercita ugualmente un’azione di stiramento sulla colonna, unitamente ad uno stiramento alle anche.
Serpente light
Dalla posizione distesi a terra in posizione prona, si mettono le mani a terra e si tendono le braccia in modo da aumentare la curvatura della colonna. Questa è la posizione Yoga del serpente perché richiama la posizione del cobra quando si mette prepara ad attaccare una preda. Io propongo di utilizzare la posizione che chiamo “serpente light” che consiste nel inarcare la schiena appoggiando a terra i gomiti, anziché le mani. In tal modo si ottiene una curvatura minore, ma più facile da ottenere senza forzare eccessivamente una curvatura della colonna opposta a quella molto più abituale che si esegue con i piegamenti in avanti. E’ comunque molto importante perché ha un effetto di stiramento sulla colonna teso a controbilanciare, almeno in parte, le posizioni della colonna e delle vertebre in tutte le attività che richiedono il piegamento in avanti della colonna vertebrale.
La rovesciata
E’ la posizione che ricorda la posizione che assume un calciatore nel momento in cui esegue una rovesciata. Si raggiunge partendo dalla posizione supina, alzando progressivamente prima le gambe, poi i glutei ed infine tutta la schiena, portando le gambe oltre la testa, con il corpo appoggiato sulle spalle. Per mantenere la posizione può essere utile sostenere il busto con le mani, mantenendo i gomiti appoggiati per terra. Questa posizione permette di esercitare un efficace stiramento di tutta la colonna vertebrale, dalle vertebre cervicali fino alle lombare, in modo molto naturale, in quanto determinato dalla sola pressione esercitata dal peso delle gambe.
mercoledì 1 agosto 2007
Le posizioni del Bambino
Guardate le posizioni che assumono i bambini, soprattutto nell’età prescolare. Quando giocano. sono sempre per terra in varie posizioni che eseguono in modo naturale: accosciati (come una Rana), in ginocchio, a quattro zampe o seduti.
La Rana
E’ il più semplice e banale degli esercizi, che ognuno è in grado di fare e spesso fa quotidianamente nella vita di tutti i giorni. E’ un esercizio di posizione che consiste semplicemente nel piegarsi sulle ginocchia il più possibile, sollevando da terra i talloni ed appoggiando per terra le mani, e nel mantenere la posizione per alcune decine di secondi. E’ un esercizio semplice, ma molto utile, soprattutto al mattino appena alzati, o dopo essere stati seduti per molte ore senza alzarsi. L’esercizio permette infatti di restituire mobilità alle articolazioni delle ginocchia e delle caviglie, dopo che sono rimaste immobili per molte ore. Nonostante la semplicità dell’esercizio, è probabile che, la mattina appena alzati o dopo una prolungata immobilità degli arti inferiori, il posizionarsi in accosciata possa presentare qualche difficoltà, a causa delle ginocchia indolenzite. E’ quindi sempre bene seguire alcuni semplici accorgimenti: abbassare il baricentro del corpo piegando il busto in avanti prima di iniziare il piegamento delle ginocchia; scendere lentamente, appoggiando le mani per terra, su una sedia o su un mobile per ridurre lo sforzo delle ginocchia in fase di piegamento.
In Ginocchio
In ginocchio per terra. E’ un’altra posizione in cui si mettono spesso i bambini quando giocano.
Le ginocchia appoggiate su un tappeto, a piedi nudi e distesi, e con i glutei appoggiati sui talloni.
E’ una posizione di assoluto riposo, che però produce senza sforzo alcuno un efficace stiramento dei muscoli della coscia, ed aiuta a restituire flessibilità e mobilità alle articolazioni del ginocchio e della caviglia e del piede.
A quattro Zampe
Mani e piedi appoggiati per terra e gambe tese. Altra posizione naturale per il bambino; prima ancora di imparare a camminare. Sembra una posizione banale; non è assolutamente difficile da assumere. E’ difficile mantenerla per un po’ di tempo. Basterebbe un minuto al giorno. Permette di esercitare un salutare stiramento su piede, caviglia, tendine di Achille e di tutta la parte posteriore della gamba: tendini e muscoli. E’ inoltre un esercizio utile per mani, braccia e spalla. La mano appoggiata a terra esercita uno stiramento su dita mano e polso; mentre l’appoggio in compressione del peso del corpo sulle braccia e sulle spalle aiuta a controbilanciare le sollecitazioni in trazione che normalmente interessano braccia a spalle: trasporto di borse, valigie, buste del supermercato e quant’altro.
A quattro Zampe con ginocchia a terra
E’ una posizione più facile da mantenere più a lungo per la minor pressione sulla mani e sulle braccia e senza pressione sul piede.
Ha le stesse azioni delle quattro Zampe con piede a terra, con minore pressione su mani e braccia in quanto il peso che grava sulle braccia è minore; e quindi l’effetto di stiramento è minore, controbilanciato però dalla maggiore facilità di mantenere la posizione più a lungo. Ovviamente, in questa posizione non c’è l’effetto di stiramento sulla gamba e sulla caviglia.
Seduti per terra
Altra posizione naturale, per il bambino e non solo. Piano piano, con seggioloni, banchi di scuola sedie più o meno comode, poltrone e divani, abbiamo perso la capacità di stare seduti per terra. Quando siamo costretti a farlo, lo facciamo con grande difficoltà trovando la posizione estremamente scomoda. Ed è vero, perché abbiamo perso la flessibilità articolare che, da bambini, ci permetteva di stare comodamente seduti per terra, sul pavimento, sul tappeto di casa e, per i più fortunati, sull’erba dei prati. Seduti sul tappeto, con gambe piegate o tese, è una posizione che contribuisce fortemente a migliorare la flessibilità anche-bacino. E se proprio non ci riuscite, almeno all’inizio, sedetevi su un cuscino, e magari, vicino ad una parete che vi permetta di appoggiare la schiena e quindi aiuti a mantenere per alcuni minuti la posizione.
martedì 31 luglio 2007
Come ho sconfitto il mal di schiena
Cosa e Come ho fatto
Inutile dire che non c’è la bacchetta magica; non c’è una unica azione o comportamento che, da sola, risolve un problema così complesso, diffuso e studiato. Per definire gli esercizi e le azioni più appropriate per risolvere i miei problemi ho messo insieme le conoscenza della meccanica derivate dalla mia laurea in Ingegneria con quel minimo di nozioni di medicina che si possono acquisire consultando enciclopedie mediche e articoli su Internet. Perchè nozioni di meccanica e di medicina? Perchè il corpo umano è una Macchina meravigliosa costituita da vari componenti collegati ed interdipendenti sottoposti alle leggi della meccanica. Da questa analisi ho derivato insieme di azioni, esercizi e comportamenti che, nel loro complesso, hanno contribuito a restituire al mio corpo quell’equibrio bio-meccanico che, gradualmente e progressivamente, hanno determinato la diminuzione e la eliminazione del disturbo. L’insieme delle azioni, esercizi e comportamenti da me adottati possono essere raggruppati in cinque categorie, descritte in successivi Post:
- Bambino: esercizi ed azioni tese a recuperare gradualmente l’equilibrio bio-dinamico che possiamo trovare nel bambino.
- Stretching: esercizi di stretching articolare, concentrati soprattutto nella zona anche-bacino, finalizzate a ridurre le sollecitazioni della zona lombo-dorsale, grazien alla maggiore flessibilità delle anche nei piegamenti.
- Movimento: esercizi di movimento finalizzati a favorire una maggiore mobilità delle componenti strutturali del corpo che le normali abitudini di vita tendono ad irrigidire.
- Neuromuscolari: esercizi finalizzati a riattivare i meccanismi neuro-muscolari che controllano la colonna vertebrale in posizione eretta.
- Posture: comportamenti e posture nelle attività quotidiane e di lavoro, tese a favorire la riduzione delle rigidità articolari provocate dalle errate posture, causate dalle necessità, nonché dalle comodità, della vita di oggi.
Il mio mal di schiena: la storia
La storia del mio mal di schiena non interessa a nessuno. Una storia che probabilmente è molto simile a quella di molte altre persone che hanno avuto problemi analoghi.
Ho però ritenuto opportuno riportarla qui, per dimostrare quanto fosse serio il mio problema. Un problema che mi affliggeva da anni; da quando, nel lontano 1968, sono stato operato di ernia al disco (quarta e quinta lombare). Allora l’intervento chirurgico pareva essere l’unico intervento terapeutico efficace; nessun farmaco infatti riusciva a diminuire il forte dolore che mi teneva bloccato a letto. Dopo l’operazione ho continuato ad avere disturbi, e necessità di ricorrere a farmaci, fino a quando ho trovato un neurochirurgo illuminato che mi ha consigliato di fare del moto “naturale” per favorire il tono muscolare dei muscoli dorsali. Mi ha anche detto che un operato di ernia al disco deve sempre tenere ricordare, in ogni momento della sua vita, che l’operazione ha ridotto la capacità di movimento delle vertebre interessate dall’intervento, e quindi la flessibilità della colonna vertebrale. Comunque, da allora ho cominciato a fare con regolarità e continuità attività podistica, riducendo fino ad eliminare completamente il mal di schiena. In tal modo ho tenuto sotto controllo il disturbo per quasi trent’anni, con qualche piccola ricaduta che si è risolta in pochi giorni, con qualche aiuto farmacologico. Fino a tre anni fa, quando ho avuto una prima forte ricaduta. In quel periodo ho partecipato ad un viaggio in Egitto organizzato dal gruppo podistico di cui faccio parte, e nel programma del viaggio era prevista una sosta al laboratorio delle essenze naturali gestito dallo stato Egiziano; fra le tante essenze presentate, ci è stato illustrato il potere “miracoloso” dell’olio di sandalo per la cura dei disturbi vari articolari e muscolari, invitando i presenti interessati ad una applicazione di prova con relativo massaggio. Io, che ero in condizioni particolarmente critiche, ho accettato, con la speranza di migliorare la mia condizione. Un esperto massaggiatore mi ha fatto un massaggio con olio di sandalo nella parte interessata della schiena e, sul momento, ho avuto un beneficio, o almeno pensavo e speravo. Invece, la mattina seguente, alzandomi da tavola al momento dopo colazione, sono caduto pesantemente a terra; il ginocchio destro aveva improvvisamente ceduto. Quel massaggio aveva sicuramente peggiorato la situazione, provocando probabilmente una forte infiammazione, o forse una lesione, alla radice nervosa che controlla la muscolatura della gamba, avendo determinato come conseguenza una riduzione della capacità muscolare della gamba. In sostanza, riuscivo a stare in piedi e a camminare, ma come piegavo il ginocchio interessato cadevo a terra. La gamba interessata non mi sosteneva se piegavo il ginocchio per scendere o salire le scale. A quel punto è iniziato un periodo di vero calvario; il mal di schiena che mi impediva di piegarmi, con mia moglie che mi aiutava quotidianamente a mettermi mutande, calzoni e calzini; e in più il ginocchio che cedeva. Dolori di notte e di giorno, nonostante l’utilizzo di farmaci antidolorifici specifici. Radiografie e risonanze magnetiche riescono solo a dire che ci sono schiacciamenti degli spazi intervertebrali con principi di ernia; ne tanto meno sono stati di aiuto i vari specialisti consultati: ortopedici e neurochirurghi. Un principio di miglioramento dopo qualche mese, poi una nuova ricaduta, peggiore della prima. Quando un giorno, due colleghi di lavoro con cui parlavo dei miei problemi, mi hanno dato gli spunti che da cui ho iniziato il percorso che mi ha permesso di risolvere i problemi. Uno di loro, anche lui affetto da problemi di mal di schiena dovuto ad due ernie al disco, mi ha prestato un suo libro di “Stretching Strutturale” che descriveva una serie di esercizi che gli avevano permesso di superare alcune crisi acute di mal di schiena. L’altro collega mi ha parlato di un suo amico ancora giovane, che aveva risolto gli stessi problemi utilizzando gli esercizi del metodo Feldenkrais. Ho cominciato subito a provare alcuni esercizi proposti dal libro di Stretching Strutturale, e mi sono subito procurato alcuni libri del Metodo Feldenkrais. E soprattutto ho studiato attentamente gli esercizi proposti sia dallo Stretching Strutturale che dal Metodo Feldenkrais, concentrando l’attenzione non tanto sulle corrette modalità di esecuzione degli esercizi, ma sul motivo e sui possibili effetti che ogni esercizio poteva avere sul corpo umano, cercando di interpretare tali effetti anche in chiave bio-meccanica. Sono ingegnere, ed ho scoperto che anche il fondatore del metodo Feldenkrais era ingegnere. Così ho cominciato ad eseguire quotidianamente un mio programma ed una mia sequenza di esercizi, interpretandoli anche in funzione della mia capacità di eseguirli tendo conto delle limitazioni funzionali che derivavano dal mal di schiena e dalla limitata flessibilità articolare.
Devo dire che il finale della storia è un lieto fine. Perché già dopo poche settimane ho cominciato ad avvertire sensibili miglioramenti, e nel giro di tre o quattro mesi il mal di schiena è passato completamente ed inoltre, piano piano, ho recuperato interamente anche la forza e la funzionalità della gamba e del ginocchio destro. Ho anche ricominciato a correre, e l’anno scorso sono riuscito a correre ancora una volta la Maratona di New York, riuscendo a finirla in meno di sei ore.
Metto in circolazione in rete questa mia storia, e le conseguenti esperienze ed indicazioni, come ulteriore contributo, oltre i tantissimi già presente in rete, nella convinzione che altri, seguendo un percorso analogo, possano arrivare agli stessi risultati.